Gerace

Gerace patrimonio dell’UNESCO

Relazione storica ed archeologica integrativa della parte introduttiva alla Description della Tentative List Submission Format inerente alla città di Gerace

Gerace è un centro situato a 500 metri s.l.m. su un’amba rocciosa posta tra due fiumi che scendono dal versante jonico dell’Aspromonte, il Novito e la fiumara di Gerace. La rupe di Gerace è una propaggine del massiccio aspromontano, pur essendo affacciata direttamente sulla costa, a circa 8 km da essa. Un splendido balcone sul Mare Jonio che troneggia nel tratto di costa tra il capo di Roccella e il Capo Bruzzano, vero punto di riferimento ottico per la navigazione e per il transito sulle strade costiere nella parte meridionale della Calabria fin dal secondo millennio a.C.

Questa particolare conformazione topografica, la sua vicinanza al mare ma nello stesso tempo la sua difendibilità, ne hanno fatto, nel corso della storia, una sede privilegiata per il popolamento umano con un ruolo politico di primo piano nella Regione nel corso dei secoli. A partire dall’età del Ferro, infatti, la città conserva nel corpo del suo patrimonio monumentale i segni poderosi di questa formidabile stratificazione storica: un palinsesto di strutture, costruite o ricavate nella stessa natura della Rocca, che vanno dalla Protostoria, al periodo classico, all’alto Medioevo, all’età bizantina e Normanna, Angioina e Aragonese e poi Spagnola, Borbonica e postunitaria e che la rendono unica.

La cittadina, situata in un contesto naturalistico straordinario, è adagiata su una Rocca allungata in senso ovest-est e leggermente inclinata verso il mare. Nell’intatto tracciato urbanistico si stagliano netti i due poli del potere, civile ed ecclesiastico: il castello e la maestosa cattedrale normanna, mentre le alte sagome dei campanili e delle chiese, che in un certo periodo raggiunsero l’incredibile cifra di cento, scandiscono le forme della città alta e dei due borghi nati a margine di essa, il Borghetto, sul lato nord, e il Borgo maggiore, davanti alla Rocca, sul lato del mare.

A monte campeggiano i ruderi dell’antichissimo castello, costruito in età normanna su un settore del Kastron bizantino (VIII-X sec.) e ampliato in età angioina (XIV sec.), aragonese (XV) e viceregnale (XVI). I ruderi della cortina orientale, caratterizzata dal grande torrione circolare col grande stemma marmoreo di Consalvo II de Cordoba, e del mastio normanno con le altre strutture castellane, sono collocati su una parte isolate della Rocca, divisa dall’abitato da un profondo fossato.

Dall’ampia piazza del Baglio (luogo di esercizio del baiulo), situata davanti al fossato e rialzata rispetto alla parte urbana, si dipana la mesè, la strada di mezzo asse principale fin dalla prima fondazione della città, lungo la quale si dispongono i principali edifici pubblici e private e gli spazi urbani più significativi, come la grandiosa cittadella vescovile e la Piazza del Tocco, sede del potere civile. Dalla mesè si dipartono i vicoletti che penetrano nei vari quartieri costellati da decine di chiesette, delimitati ai margini, sulle mura urbiche, dalla presenza di grandi monasteri, come quello dei Francescani conventuali (XIII sec.) a Nord, S. Anna (XV sec.) ad Est, Santa Maria de Mantinèa, poi S. Filippo d’Argirò, a Nord-Est. Verso sud il grande quartiere della Siderìa, verso Nord il quartiere ebraico che ancora conserva segni della secolare presenza degli Ebrei espulsi dal Regno per volere dell’imperatore Carlo V nel XVI sec.

La Fondazione della città avvenne tra il VII e l’VIII secolo, quando la Rocca divenne la nuova sede dell’antica città magno-greca di Locri Epizefiri, situata ai piedi dell’amba, sulla costa, fin dall’VIII sec. a.C., divenuta in seguito municipium romano e poi sede di una delle più antiche Diocesi cristiane

(documentata con certezza dal IV sec.), il cui sito costiero fu abbandonato progressivamente per varie cause. La presenza della Diocesi, legata alla Chiesa orientale fino al 1480, anno in cui fu abolita la liturgia greca, ha dato un’impronta Sacra alla città, in cui si respira misticismo e raccoglimento, oltre a darle un’importanza politica di primo piano fin dall’età bizantina. Importante Kastron prima dell’anno mille, fu particolarmente privilegiata in età normanna, fin dalla metà dell’XI sec.: al centro degli interessi dei fratelli d’Altavilla, Roberto il Guiscardo e Ruggero gran Conte di Calabria e Sicilia, fu assegnata a quest’ultimo. Il figlio, il Re Ruggero II, la dotò particolarmente e per suo volere venne grandiosamente ampliata la vecchia cattedrale bizantina nelle forma monumentali in cui è giunta, pur tra trasformazioni successive, a noi. Si tratta di una Chiesa basilicale dedicate alla Vergine Assunta, a tre navate con transetto e absidi sporgenti ad est; sotto il transetto è situata la cripta. Le navate, sia quelle superiori che quelle della cripta sono scandite da archi sorretti da colonne e capitelli antichi di spoglio, in pregiati marmi orientali che danno una policromia straordinaria alla Chiesa. Le pareti, costruite in blocchi di calcarenite chiara oggi a vista, erano completamente affrescate; nell’abside settentrionale campeggiava un mosaico normanno raffigurante il Re Ruggero II. La Chiesa fu ampliata nell’abside sud, fin dall’età sveva e poi, nel XIV sec., per volere dei conti Caracciolo, feudatari della città, che vi realizzarono due cappelle sovrapposte; l’edificio prese allora quella particolare forma nel lato rivolto ad oriente, quasi di possente edificio fortificato chiuso a nord dalla porta dei vescovi (ricostruita nel XVIII sec.).

L’antistante Piazza Tribuna ha acquisito, con la parte terminale della cattedrale, una straordinaria quinta scenica, completata dalla mole dei grandi palazzi (ex Seminario, sec. XVI, e Palazzo Arcano, sec. XVII) che vi si affacciano, che danno un aspetto unico a questo importante spazio urbano. Accanto alla cattedrale e collegata ad essa, si estende la grandiosa cittadella vescovile, costituita dall’antico palazzo episcopale il cui nucleo originario è coevo alla cattedrale, e dal seminario costruito alla fine del XVIII secolo. Oggi è stata restaurata ed ospita il Museo Diocesano.

Le forme monumentali della cattedrale dominano un tessuto urbano costituito, oltre che dalle numerose chiese e chiesette, dai palazzi gentilizi e dalle case, tutti di origine medievale ma che hanno subito trasformazioni nel corso dei secoli, in particolare dopo il rovinoso terremoto del 1783. Nel corpo di essi, tuttavia, non sono poche le tracce medievali come bifore, portali, loggiati, iscrizioni, sculture varie. Caratteristici dell’edilizia geracese sono i giardini murati, residui di antichi ruderi di case poi trasformati in spazi verdi annessi ai palazzotti. La Gerace medievale si coglie in tutta la sua essenza di città spirituale ed ecclesiastica, nelle chiesette e chiese maggiori, soprattutto in quelle che conservano ancora la facies medievale: l’Annunziatella, S. Giovannello, il cui diminuitivo è spia delle ridotte dimensioni di esse, caratteristiche dell’architettura bizantina. E poi i ruderi della Chiesa semi rupestre di S. Nicola del Cofino, presso la porta omonima, la trecentesca Chiesa conventuale dei Francescani (che custodisce il sarcofago camainesco del conte di Bovalino Niccolò Ruffo, XIV sec.) e le bellissime chiese rifatte in età barocca ed oltre, fra le quali spicca quella del Sacro Cuore. Nelle chiese sono custoditi importanti capolavori marmorei di grandi artisti meridionali attivi tra XVI e XVII sec.: il bassorilievo dell’incredulità di S. Tommaso di Antonello Gagini; le statue di Pietro Bernini e dei Calamech; i monumenti funerari dei vescovi e di alcuni esponenti dell’aristocrazia cittadina, degli stessi artisti messinesi Calamech e dei Lucifero, artisti locali di un certo pregio e di altre maestranze; inoltre, in S.

Francesco, lo spettacolare altare-diaframma in commessi marmorei policromi dell’artista cappuccino fra’ Ludovico da Pernocari.

La città alta è chiusa verso est dalla Porta del Sole, così chiamata perchè nel suo varco entra all’alba il sole nascente sul mare Jonio, e irradia l’ultimo tratto della mesè che sembra quasi precipitare verso il mare.

Oltre la Porta del Sole, davanti alle mura e alla grandiosa mole del Monastero di clausura femminile di Sant’Anna, si apre la terrazza delle Bombarde, dalla quale lo sguardo si apre a 360° su tutto il territorio circostante e su un largo tratto della costa Jonica meridionale; questa posizione strategica dà contezza della storica preminenza di Gerace su questo territorio, fin dall’alto Medievo.

Fuori le mura sorgono i due suburbi extra moenia, detti ancora oggi borghi, nati già nel Medioevo quando la crescita demografica fece costruire oltre il primo circuito murario: il Borghetto, lungo la strada d’accesso alla città, con la deliziosa Chiesa di S. Martino e la sua porta di S. Maria Egiziaca; il Borgo maggiore arroccato ai piedi delle mura cittadine, cinto anch’esso da mura con torrioni, con insigni chiese di origine medievale come Santa Maria del Mastro e San Siminio.

Oltre il Borgo maggiore si apre un vasto territorio pianeggiante (la Piana di Gerace) in cui insistono ancora i complessi monastici dei Cappuccini, di Monserrato, di Santa Francesca Romana, insieme a fontane monumentali disseminate nella Piana. Sotto la Piana il contesto naturalistico, costituito da costoni rocciosi, presenta, nelle contrade Stefanelli e Parrere, insediamenti ricavati in grotta: dalle tombe a grotticella dell’età del Ferro, agli eremi monastici bizantini, ai romitori dei primi francescani.

A cura dell’Archeologo Dott.ssa MariaLisa Morrone